Quando le automobili iniziarono a parlare: Datsun, Chrysler e le prime auto parlanti

Quando le automobili iniziarono a parlare: Datsun, Chrysler e le prime auto parlanti

Dalla Datsun 810 Maxima al sintetizzatore vocale: negli anni Ottanta le automobili fecero i primi passi verso quella che oggi chiamiamo interazione uomo-macchina

In un’epoca nella quale dialogare con un’automobile attraverso la voce è diventato quasi normale, grazie all’intelligenza artificiale, agli assistenti vocali, agli algoritmi e a sistemi di connessione sempre più veloci e affidabili, può quasi far sorridere pensare che, fino a poco più di quarant’anni fa, le automobili fossero completamente mute.

Eppure proprio tra il 1981 e il 1982 arrivarono i primi esperimenti destinati a cambiare il rapporto tra conducente e automobile. Non erano ancora assistenti virtuali capaci di comprendere una domanda, ma semplici sistemi in grado di avvertire il guidatore attraverso messaggi vocali preregistrati o sintetizzati.

Una tecnologia rudimentale rispetto agli standard odierni, ma assolutamente sorprendente per l’epoca.

La Datsun 810 Maxima e il mini-giradischi

La prima automobile di produzione al mondo a proporre un sistema di segnalazioni vocali fu una Datsun 810 Maxima, commercializzata in un numero limitato di esemplari in Giappone.

La soluzione tecnica adottata era un piccolo capolavoro di ingegneria analogica. I file audio, del resto, sarebbero arrivati soltanto molti anni dopo.

Sotto il cruscotto era infatti installato un mini-giradischi dotato di un disco in vinile da circa tre pollici. Quando uno dei sensori dell’automobile rilevava un’anomalia, la puntina veniva posizionata sulla traccia corrispondente e riproduceva il messaggio registrato.

Una voce femminile poteva così avvertire il conducente con frasi come:

“Si prega di spegnere le luci”,
“Il livello del carburante è basso”,
“La porta destra è aperta”.

Oggi sembra una tecnologia preistorica. Allora era invece un’autentica anticipazione del futuro.

Chrysler risponde con EVA

La risposta americana alla tecnologia giapponese non tardò ad arrivare.

Nel 1983 Chrysler, allora ancora completamente americana, introdusse su LeBaron e New Yorker il sistema denominato EVA, Electronic Voice Alert.

A differenza della soluzione meccanica della Datsun, Chrysler utilizzava una voce elettronica generata da un chip di sintesi vocale Texas Instruments, una tecnologia analoga a quella impiegata nel celebre gioco educativo Grillo Parlante.

EVA era in grado di gestire fino a 24 differenti messaggi di avvertimento.

La novità, tuttavia, non conquistò completamente gli automobilisti. La voce risultava decisamente robotica e, secondo le cronache dell’epoca, c’era un particolare che finì per diventare quasi irritante: ogni messaggio si concludeva con un “thank you”.

Anche un semplice avvertimento, quindi, finiva con un improbabile ringraziamento.

Austin Maestro: la voce arriva in Europa

Sempre nel 1983 iniziarono a “parlare” anche le automobili europee. L’Austin Maestro, nelle versioni più prestigiose Vanden Plas e MG, proponeva un sofisticato cruscotto digitale abbinato a un sistema di segnalazioni vocali.

Nel Regno Unito la voce apparteneva all’attrice Nicolette Mackenzie.

Curiosamente, però, la voce cambiava a seconda del mercato. In Germania venne utilizzata una voce maschile: i sondaggi dell’epoca suggerivano infatti che gli automobilisti tedeschi avrebbero potuto non gradire di ricevere istruzioni da una voce femminile.

E in Italia? Le segnalazioni erano pronunciate con un caratteristico accento toscano, compreso l’inquietante avviso “pericolo”.

Un dettaglio oggi quasi surreale, ma che racconta bene quanto la tecnologia fosse ancora sperimentale e quanto si cercasse di renderla familiare agli automobilisti.

Renault 11 Electronic e 007

Nel 1983 arrivò anche la Renault 11 Electronic, dotata di un modulo vocale sintetizzato sviluppato insieme a Renix, capace di segnalare al conducente eventuali anomalie.

La Renault 11, però, è rimasta nella memoria collettiva anche per un’altra ragione. Pur non essendo una vera e propria “auto parlante” nel senso più spettacolare del termine, la vettura divenne infatti celebre grazie alla sua apparizione nel film di James Bond “007 – Bersaglio mobile”.

Un curioso destino per una tecnologia nata per avvertire il conducente di una porta aperta o di un livello del carburante troppo basso e finita, almeno per qualche minuto, nel mondo della spy story.

Dai dischi in vinile all’intelligenza artificiale

Quelle prime automobili parlanti erano lontanissime dagli assistenti vocali che oggi conosciamo.

Nessuna intelligenza artificiale, nessun riconoscimento vocale, nessuna conversazione. Solo sensori, circuiti elettronici, piccoli dischi, chip e messaggi predefiniti.

Eppure rappresentavano uno dei primi passi verso l’interazione vocale tra uomo e automobile.

Dalla puntina di una Datsun 810 Maxima ai moderni sistemi capaci di comprendere domande, impartire comandi e dialogare con il conducente sono trascorsi appena 45 anni. Un periodo brevissimo nella storia dell’automobile.

E pensare che tutto, in qualche modo, è iniziato con una voce femminile nascosta sotto il cruscotto e un minuscolo disco di vinile.

Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.

Renzo Raimondi
Renzo Raimondi - Padre di famiglia fiero, grande appassionato di motori e auto storiche.

Lascia un commento