Pebble Beach 2026, quattro regine americane tornano dal 1933.
Duesenberg, Packard, Pierce-Arrow e Cadillac: quattro straordinarie automobili della grande industria americana saranno protagoniste del Concours d’Elegance
Non ci saranno soltanto i gioielli del Made in Italy, con le insostituibili Ferrari, le classiche Alfa Romeo e Lancia e le emergenti Maserati. E nemmeno le iconiche Mercedes-Benz, le avveniristiche francesi e le eleganti inglesi.
Al Pebble Beach Concours d’Elegance 2026 ci sarà spazio anche per quattro straordinarie espressioni della migliore industria automobilistica americana degli anni Trenta.
Quattro autentici gioielli che, a quasi un secolo di distanza, torneranno idealmente a riunirsi dopo essere stati protagonisti dell’Esposizione Universale di Chicago del 1933.
Si tratta della Duesenberg SJ Rollston Arlington Torpedo Sedan, della Packard Dietrich Sport Sedan, della Pierce-Arrow Silver Arrow e della Cadillac V-16 Fleetwood Aero-Dynamic Coupé.
La loro storia è stata raccontata dagli esperti di Hagerty, realtà di riferimento nel mondo del collezionismo automobilistico.
Le quattro vetture saranno inserite in una categoria speciale del Concours e sfileranno davanti ai giudici sul celebre green di Pebble Beach, con la possibilità di conquistare anche l’ambitissimo titolo di Best of Show.
Le auto della speranza
Per comprendere il significato di queste automobili bisogna tornare al 1933, quando Chicago ospitò la grande Esposizione Universale organizzata per celebrare il centenario della fondazione della città.
La manifestazione era stata progettata già nel 1928, prima del crollo di Wall Street dell’ottobre 1929 che avrebbe aperto la strada alla Grande Depressione.
La crisi economica colpì duramente anche l’industria automobilistica. Mentre giganti come General Motors e Chrysler riuscivano a conquistare nuove quote di mercato con le vetture destinate al grande pubblico, diversi marchi prestigiosi erano già scomparsi. Tra questi DuPont, Marmon e Peerless.
Nonostante le difficoltà, quattro grandi nomi dell’automobilismo americano – Cadillac, Duesenberg, Packard e Pierce-Arrow – decisero di presentare a Chicago le loro automobili più avanzate.
Erano vetture che sembravano voler raccontare un futuro ancora possibile. Per questo possono essere considerate, a tutti gli effetti, “le auto della speranza”.
Ed esattamente quelle quattro protagoniste torneranno quest’anno al più prestigioso Concorso d’Eleganza del mondo.
Duesenberg SJ, 320 CV nel 1933
La Duesenberg SJ Rollston Arlington Torpedo Sedan rappresentava il massimo della sportività e del lusso americano.
Il suo otto cilindri in linea da 6,9 litri sviluppava ben 320 CV, una potenza impressionante per l’epoca. Della Duesenberg SJ furono prodotti appena 36 esemplari, rendendola oggi una delle automobili americane più rare e ricercate.
Il suo rapporto con Pebble Beach è inoltre particolarmente importante: la vettura conquistò infatti il Best of Show nel 1980.
Quella del 2026 sarà la sua nona partecipazione al Concours d’Elegance, un record che testimonia il suo straordinario fascino.
Packard Dietrich, lusso allo stato puro
La Packard Dietrich Sport Sedan rappresentava invece l’idea americana del lusso assoluto.
Packard era all’epoca una delle principali Case automobilistiche di prestigio degli Stati Uniti ed era già celebre per il potente Twin Six V12, introdotto nel 1915.
La Sport Sedan realizzata da Dietrich e portata all’Esposizione di Chicago era una versione particolarmente esclusiva di un modello esistente.
La carrozzeria color moka nascondeva un abitacolo ancora più spettacolare: le finiture normalmente cromate erano placcate in oro, mentre nella parte posteriore trovavano posto elementi in radica di olmo, un bar, un tavolo da scrittura, un set da fumo, uno specchio per il trucco e un portariviste.
Più che un’automobile, una vera sala da viaggio su quattro ruote.
Pierce-Arrow Silver Arrow, il futuro secondo l’America
La Pierce-Arrow Silver Arrow, prodotta dalla Casa di Buffalo, era invece l’interpretazione più futuristica delle quattro.
Pierce-Arrow era conosciuta per le sue grandi automobili destinate soprattutto a banchieri e industriali, ma la Silver Arrow rompeva completamente con gli schemi tradizionali.
La carrozzeria era caratterizzata da una forte attenzione all’aerodinamica, con forme fluide e moderne.
I fari erano profondamente incassati nei parafanghi, mentre le ruote di scorta erano racchiuse in appositi vani laterali, perfettamente integrati nella carrozzeria.
Nel 1933 doveva sembrare arrivata direttamente dal futuro.
Cadillac V-16, il concept che anticipava il futuro
Ancora più particolare è la storia della Cadillac V-16 Fleetwood Aero-Dynamic Coupé.
La vettura farà infatti il suo debutto ufficiale a Pebble Beach dopo un importante restauro.
Costruita su un telaio V-16 di serie, proponeva soluzioni tecniche e stilistiche radicalmente innovative: parabrezza fortemente inclinato, tetto in acciaio, carrozzeria aerodinamica a goccia, finestrini laterali a filo e dettagli ispirati al mondo dell’aviazione.
Cadillac arrivò successivamente a costruire 20 esemplari di serie di questa particolare configurazione e soltanto otto sulla piattaforma V-16 tra il 1934 e il 1937. Oggi ne sopravvivono appena cinque.
Ironia della sorte, proprio la più innovativa delle quattro automobili presentate a Chicago non è sopravvissuta. A Pebble Beach sarà quindi rappresentata da un esemplare di produzione dell’epoca.
Novantatré anni dopo
Delle quattro automobili che saranno protagoniste a Pebble Beach nel 2026, tre sono esemplari originali dell’Esposizione Universale di Chicago del 1933.
Dopo 93 anni, dunque, queste straordinarie vetture torneranno a raccontare insieme una pagina irripetibile della storia dell’automobile.
Nel 1933 rappresentavano la fiducia nel futuro dell’industria automobilistica americana nonostante la Grande Depressione.
Nel 2026 saranno invece testimonianze di un’epoca nella quale automobile, lusso, tecnologia e design stavano iniziando a fondersi in qualcosa di completamente nuovo.
E sul green di Pebble Beach, accanto alle grandi protagoniste europee, queste quattro magnifiche americane avranno ancora una volta la possibilità di dimostrare che la storia dell’automobile non ha mai avuto un solo accento.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.


