“MONOVOLUME”: all’Heritage Hub rivive la rivoluzione chiamata Fiat 600 Multipla.
Settant’anni dopo, Torino celebra l’automobile che insegnò al mondo come vivere lo spazio
Ci sono automobili che attraversano il tempo. E poi ce ne sono alcune che il tempo lo anticipano.
La Fiat 600 Multipla appartiene a quella rarissima categoria di vetture nate molti anni prima che il mondo fosse davvero pronto a comprenderle. Non era soltanto un mezzo di trasporto. Era una visione. Una dichiarazione d’intenti. Un’idea di futuro costruita nell’Italia che stava rialzandosi, crescendo, imparando a sognare.
Settant’anni dopo la sua nascita, Heritage Hub rende omaggio a questo autentico capolavoro dell’ingegno italiano con “MONOVOLUME”, la mostra visitabile dal 19 maggio al 30 giugno negli spazi dell’ex Officina 81 di Mirafiori, a Torino. Un luogo simbolico, quasi sacro, dove la memoria industriale italiana continua ancora oggi a respirare tra lamiera, progettazione e passione.
Per capire davvero cosa rappresentò la Multipla bisogna tornare agli anni Cinquanta.
L’Italia correva verso il boom economico, le famiglie iniziavano a viaggiare, il lavoro cambiava volto e le città si trasformavano. Servivano automobili pratiche, accessibili, intelligenti. Ma Dante Giacosa non si limitò a progettare una vettura utile. Fece qualcosa di molto più audace: reinventò il concetto stesso di automobile.
Con il motore sistemato posteriormente, la Fiat 600 Multipla liberava spazio come nessun’altra vettura dell’epoca. Il guidatore sedeva praticamente sopra l’avantreno, il frontale era verticale, l’abitacolo diventava protagonista assoluto. Sei posti veri in appena tre metri e mezzo. Sedili ribaltabili. Piano di carico modulabile. Persino una doppia cuccetta interna per dormire.
Oggi lo chiameremmo concetto “multispazio”. Nel 1956 sembrava arrivato dal futuro.
Ed è proprio questo il cuore della mostra “MONOVOLUME”: raccontare il momento esatto in cui l’automobile smise di essere semplicemente meccanica e iniziò a diventare spazio umano.
All’interno dell’Heritage Hub il visitatore compie un viaggio che va ben oltre la tecnica.
Bozzetti originali, pannelli narrativi, fotografie e documenti raccontano il genio creativo torinese che diede vita alla prima vera monovolume della storia.
Tra i pezzi più emozionanti compare il rarissimo master model in legno di mogano utilizzato a Mirafiori per controllare proporzioni e superfici della carrozzeria.
Un oggetto che oggi appare quasi un’opera d’arte industriale, testimonianza concreta di un’epoca in cui le automobili nascevano ancora dalle mani, dagli occhi e dall’intuizione degli uomini.
E poi ci sono loro. Le vetture.
Una Multipla prima serie conservata nella collezione Heritage Hub. La storica versione dell’Arma dei Carabinieri, simbolo di un’Italia fatta di divise, paesi e strade provinciali. I taxi bicolore che accompagnarono il boom economico. Le trasformazioni artigianali, i furgoni, le spiaggine glamour delle località balneari.
Ma soprattutto lei: la Multipla viaggiatrice.
Un esemplare appartenente a una collezione privata che sembra uscito da un romanzo d’avventura. Dopo una prima vita da taxi, questa piccola Fiat è partita alla conquista del mondo. Ha percorso oltre 37.000 chilometri lungo le rotte di Marco Polo, ha raggiunto Capo Nord per ben due volte e ha affrontato la Transiberiana in inverno, da Mosca a Vladivostok, sfidando neve, ghiaccio e temperature estreme.
Un’impresa che racconta meglio di qualsiasi scheda tecnica cosa fosse davvero la Fiat 600 Multipla: un’automobile semplice solo in apparenza, ma capace di diventare compagna di viaggio, strumento di lavoro, rifugio, famiglia e avventura.
Le parole di Roberto Giolito, Head of Heritage Hub Italy, descrivono perfettamente il significato storico della Multipla: “una nuova specie automobilistica”. Perché Giacosa comprese prima degli altri che il futuro non sarebbe stato dominato dalla meccanica, ma dallo spazio da vivere.
E forse è proprio questo il motivo per cui, a distanza di settant’anni, la Fiat 600 Multipla continua ancora a emozionare. Perché non racconta soltanto un’automobile, racconta un Paese intero che imparava a muoversi verso il domani.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



