Et voilà, la 2CV: 77 anni della leggenda Citroën che insegnò la libertà su quattro ruote.
Settantasette anni e non sentirli. Il 7 ottobre 1948, al Salone dell’Automobile di Parigi, nasceva una leggenda destinata a cambiare per sempre la storia dell’automobile: la Citroën 2CV, la piccola utilitaria che divenne simbolo di libertà, ingegno e semplicità.
Oggi, quella che i francesi chiamavano affettuosamente “La Deuche” compie 77 anni, e la sua storia resta una delle più affascinanti nel mondo delle auto d’epoca.
Un’idea geniale per un Paese da ricostruire
Nel 1936, Pierre-Jules Boulanger – allora direttore della Citroën – affidò al suo reparto tecnico un compito preciso: «Fate studiare una vettura che possa trasportare due contadini con il cappello in testa e gli zoccoli, cinquanta chili di patate o un barilotto di vino, a sessanta all’ora e con un consumo di tre litri per cento chilometri».
Da quel memorandum nacque il progetto T.P.V. (Toute Petite Voiture), una macchina semplice, economica e geniale, capace di portare la Francia contadina nel futuro.
La 2CV doveva essere leggera come un carretto, economica come una bicicletta e robusta come un trattore. E così fu.
Il suo sviluppo si interruppe a causa della guerra, ma i prototipi – una manciata sopravvissuti alla distruzione per non cadere in mani tedesche – custodirono la scintilla di un sogno che avrebbe cambiato il mondo.
Dal cappello di paglia alla leggenda
Alla fine del conflitto, la Citroën riprese il progetto. Boulanger, fedele alla sua visione, mise alla prova i prototipi con un metodo singolare: salì a bordo indossando il cappello di paglia tipico dei contadini francesi. Se non riusciva a entrare e uscire senza farlo cadere, il modello era scartato.
Quella cura per i dettagli fece nascere un’auto che rispondeva perfettamente alle esigenze reali delle persone.
Nel 1948, la Citroën 2CV debuttò tra lo scetticismo della stampa e l’entusiasmo del pubblico. I concessionari furono presi d’assalto e la lista d’attesa si misurava in anni. La “Lumaca di Latta”, come la ribattezzarono in Francia, aveva conquistato il cuore di tutti.
Design e ingegneria: un capolavoro di semplicità
Merito del designer italiano Flaminio Bertoni, che plasmò la carrozzeria in legno e gesso, dando alla 2CV una linea funzionale e senza tempo. Il piccolo motore bicilindrico raffreddato ad aria progettato da Walter Becchia e la sospensione ideata da André Lefebvre resero la vettura inarrestabile, anche su un campo arato — come voleva il capitolato originale.
Il risultato? Due sedie a sdraio sotto un parapioggia, capaci di attraversare la Francia rurale senza rompere un uovo. Letteralmente.
Un mito senza confini
La Citroën 2CV divenne presto protagonista di raid leggendari, dal Sahara alla Persia, fino all’India e alle Americhe. Viaggiò per il mondo intero, recitando anche sul grande schermo – persino accanto a James Bond.
Tra le sue versioni più iconiche, la 2CV Charleston seppe prolungarne il successo fino al 1990, quando le nuove normative europee la costrinsero al ritiro.
L’ultima 2CV uscì dalla fabbrica portoghese di Mangualde il 27 luglio 1990, ma solo per entrare nella leggenda.
Oltre 3,8 milioni di esemplari prodotti, più di 5 milioni se si contano le derivate: una cifra che racconta un’epopea industriale e umana irripetibile.
Un’auto che insegnò la libertà
«La 2CV è fatta per schivare gli ostacoli, non per sbatterci contro», diceva Jacques Wolgensinger, storico direttore della comunicazione Citroën.
Parole che riassumono l’essenza di una vettura iconica, capace di unire ingegneria, poesia e libertà.
A 77 anni dalla sua nascita, la Citroën 2CV resta una delle auto d’epoca più amate al mondo, simbolo autentico di un’epoca in cui bastava poco per sentirsi liberi.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



