Addio a Jochen Mass, l’ultimo gentiluomo tedesco della Formula 1.
È scomparso a 78 anni, nella sua casa a Cannes, Jochen Mass, uno dei volti più amati del motorsport internazionale. Pilota completo, appassionato e sempre disponibile con i tifosi, Mass è stato per decenni una presenza inconfondibile sulle piste di tutto il mondo. Dal debutto con le sport alla Formula 1, fino ai successi nelle gare endurance, ha incarnato lo spirito di un’epoca in cui la velocità era ancora una sfida personale, più che una questione di algoritmi.
Mass cominciò la sua carriera tra le vetture sport, vincendo nel 1972 il Campionato Mondiale Marche. Nello stesso anno si affacciò alla Formula 2, dove ottenne subito una vittoria alla terza gara, nella temuta Eifelrennen al Nürburgring, guidando una March.
Nel 1973 corse per il team Surtees sia in F2, ottenendo tre vittorie e il secondo posto finale in campionato, sia in Formula 1, dove esordì nel Gran Premio di Gran Bretagna. Disputò tre gare nella massima serie quell’anno, ottenendo come miglior risultato un settimo posto al GP di Germania.
Nel 1974 si concentrò esclusivamente sulla Formula 1 con la Surtees, senza punti in classifica, ma impressionò in due gare fuori campionato: fu quarto nel Gran Premio Presidente Medici in Brasile e secondo all’International Trophy. Questi risultati convinsero la McLaren a offrirgli un sedile per le ultime due gare stagionali e poi la conferma per l’intera stagione 1975.
Proprio nel 1975 arrivò la sua unica vittoria in Formula 1, nel Gran Premio di Spagna al Montjuïc, purtroppo segnato dal tragico incidente di Rolf Stommelen che causò la morte di cinque spettatori. Quell’anno fu anche costellato da altri piazzamenti di rilievo: tre terzi posti, un quarto e due sesti, che lo portarono al settimo posto in campionato con 20 punti.
Nel 1976, affiancando James Hunt nella celebre stagione della sfida con Niki Lauda, Mass contribuì alla causa McLaren con altri punti pesanti, concludendo nono assoluto. Il 1977 fu invece il suo miglior anno per costanza di rendimento: chiuse sesto in classifica generale con 25 punti, impreziositi dal secondo posto in Svezia e dal terzo in Canada. Nello stesso anno, in Formula 2, vinse entrambe le gare a cui partecipò.
Nel 1978 lasciò la McLaren per approdare all’ATS, ma senza risultati. Seguirono due stagioni con l’Arrows, dove ottenne piazzamenti e un quarto posto a Montecarlo nel 1980, oltre a un discusso secondo posto in Spagna, poi annullato dalla FISA.
Tornò per l’ultima volta in F1 nel 1982 con la March, in una stagione difficile segnata da due episodi tragici: fu coinvolto indirettamente nell’incidente mortale di Gilles Villeneuve a Zolder e, successivamente, ebbe un grave incidente al GP di Francia con Mauro Baldi. Fu l’epilogo della sua carriera nella massima serie.
In 104 Gran Premi disputati, Jochen Mass raccolse 71 punti, una vittoria, due giri più veloci e fu l’unico pilota tedesco a vincere un GP di Formula 1 tra Wolfgang von Trips (1961) e Michael Schumacher (1992).
La sua carriera proseguì con successo nelle corse di durata: il punto più alto fu il trionfo alla 24 Ore di Le Mans del 1989 con la Sauber-Mercedes. In seguito, fu ambasciatore del marchio Mercedes-Benz nei grandi eventi storici.

Proprio in questo ruolo, Jochen Mass è stato una presenza fissa e amatissima alla rievocazione storica della Mille Miglia, dove ogni anno si presentava alla guida di sfavillanti Mercedes d’epoca. Mai un rifiuto a una foto, mai una parola di troppo: con la naturalezza dei grandi, sapeva regalare un sorriso e una battuta a ogni appassionato, anche sotto la pioggia o in mezzo alla folla. Era, per tutti noi, il “gentiluomo del volante”.
Con la sua scomparsa se ne va un pezzo di motorsport che non tornerà. Ma il suo stile, la sua voce e quella silhouette elegante in abiti da corsa resteranno per sempre nei ricordi di chi ama le auto con l’anima.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.
