Peugeot Proxima: l’astronave francese che nel 1986 mostrò al mondo il futuro dell’automobile.
Ci sono concept car che anticipano qualche dettaglio stilistico della produzione futura. E poi ci sono automobili che sembrano arrivare da un altro pianeta. La Peugeot Proxima appartiene a questa ristretta categoria.
Presentata al Salone di Parigi del 1986, esattamente quarant’anni fa, la Proxima non era soltanto una spettacolare esercitazione di stile. Era il manifesto tecnologico di una Peugeot che viveva uno dei momenti più esaltanti della propria storia. Mentre la 205 Turbo 16 dominava il Mondiale Rally, a Sochaux gli ingegneri immaginavano già come sarebbe stata l’automobile del XXI secolo.
E il risultato lasciò tutti senza parole.
Un’auto nata guardando le stelle
La Proxima arrivava dopo la rivoluzionaria Quasar del 1984 e rappresentava il secondo capitolo della trilogia di concept che avrebbe trovato il proprio epilogo con la Oxia del 1988.
Firmata dal Centro Stile Peugeot, sotto la guida di Gérard Welter, la vettura prendeva il nome da Proxima Centauri, la stella più vicina al nostro Sistema Solare. Un nome che raccontava già le sue ambizioni.
Non voleva assomigliare a un’automobile. Voleva sembrare un’astronave.
Le linee erano basse, larghissime e completamente avvolte da superfici vetrate. La carrozzeria, lunga appena 4,42 metri ma alta soltanto 1,14, sembrava scolpita dal vento.
A colpire era soprattutto l’enorme canopy trasparente in policarbonato che sostituiva le tradizionali portiere. Per accedere all’abitacolo, la parte anteriore della cupola si sollevava, mentre quella posteriore scorreva verso il retrotreno sopra il vano motore.
Una soluzione scenografica che ancora oggi conserva intatto il proprio fascino.
Fibra di carbonio quando era fantascienza
Nel 1986 parlare di fibra di carbonio, materiali compositi e progettazione CAD era quasi fantascienza.
La Peugeot Proxima utilizzava tutte queste tecnologie, raggiungendo un peso di appena 1.080 chilogrammi, un dato straordinario considerando la complessità della vettura.
Molte delle soluzioni costruttive adottate sarebbero diventate comuni soltanto decenni più tardi.
Seicento cavalli nel 1986
Se l’estetica era impressionante, la meccanica lo era ancora di più. In posizione centrale trovava posto un V6 di 2,8 litri a 24 valvole, alimentato da due turbocompressori con intercooler.
La potenza dichiarata arrivava a 600 cavalli, anche se alcune fonti parlano addirittura di 680 CV, numeri che nel 1986 appartenevano esclusivamente alle vetture da competizione.
La velocità massima? 348 km/h. Una cifra che ancora oggi farebbe impressione su molte supercar.
La trasmissione integrale elettronica derivava direttamente dall’esperienza maturata con la 205 Turbo 16 nel Mondiale Rally. Normalmente la Proxima scaricava la potenza sulle ruote posteriori, ma un sofisticato sistema elettronico trasferiva automaticamente coppia all’avantreno quando necessario.
Una soluzione che anticipava molti degli attuali sistemi di gestione dinamica della trazione.
L’automobile che prevedeva il XXI secolo
È però entrando nell’abitacolo che si comprende davvero quanto la Proxima fosse avanti rispetto ai suoi tempi.
Dimenticate gli strumenti analogici.
Davanti al pilota trovavano posto cinque schermi LCD a colori, alimentati da due computer di bordo dotati di ben 40 megabyte di memoria, una capacità enorme per la metà degli anni Ottanta.
La concept disponeva inoltre di:
- telecamere anteriori e posteriori;
- navigazione satellitare GPS sperimentale;
- head-up display proiettato sul parabrezza;
- radar anticollisione;
- chiave elettronica;
- monitoraggio della pressione degli pneumatici;
- controllo elettronico della trazione;
- ABS con dischi freno in carbonio.
Tecnologie che oggi consideriamo normali, ma che nel 1986 sembravano uscite direttamente da un film di fantascienza.
Persino il climatizzatore guardava al futuro. Per limitare il surriscaldamento provocato dall’enorme superficie vetrata, Peugeot installò un sistema di ventilazione alimentato da celle fotovoltaiche, una soluzione sperimentale che anticipava di decenni il concetto di alimentazione ausiliaria tramite energia solare.
Una leggenda che continua a stupire
La Proxima non era destinata alla produzione.
Era nata per dimostrare fino a dove potesse spingersi la ricerca tecnologica di Peugeot.
E ci riuscì perfettamente.
Molte delle innovazioni presentate su quella straordinaria concept sarebbero diventate realtà sulle automobili di tutti i giorni: dagli head-up display alle telecamere di parcheggio, passando per il controllo elettronico della trazione, i sistemi anticollisione e la navigazione satellitare.
Insieme alla Quasar e alla Oxia, la Proxima rappresenta ancora oggi una delle pagine più affascinanti della storia del Leone francese.
A quarant’anni dalla sua presentazione continua a stupire con la stessa forza del 1986.
Testo di Renzo Raimondi per Motori Storici.



